Dentro l’anima_zione

Dentro l’ANIMA_ZIONE


Cominciamo dalla fine.

La gente mi dice: “quando smetterai di voler fare ANIMAZIONE?”Torniamo all’inizio.
Ormai 20 E più anni fa iniziavo a lavorare nei villaggi turistici. Sí sí, quelli della macarena, del risveglio muscolare, di quegli sfigati invadenti che salutano sempre, quelli con la musica tamarra h 24.
Agli occhi sgranati dei radical chic, degli intellettuali a tutti i costi, di quelli che “io manco ho pagato”, di quelli che nei villaggi ci vanno con la “famiglia“ o solo perché è comodo per i “bambini” e poi si fanno le tresche con l’istruttore di sub, a quelli che ti consigliano di toglierla come esperienza dal curriculum, forse non interesserà neanche una parola di quello che sto scrivendo. Probabilmente neanche a me della maggioranza di ciò che dicono loro. Ma la differenza è che una delle cose che mi ha insegnato il villaggio è il rispetto. E anche il rispetto per la mancanza di rispetto. Di regole me ne hanno insegnate tante. Posso dire senza mezzi termini che è stata una SCUOLA DI VITA. La migliore scuola che io abbia mai frequentato.

La prima regola base che ci insegnarono alla formazione: “Quando incontrate qualcuno, chiunque esso sia, e per quante volte l’abbiate già incontrato, voi lo saluterete sempre, col sorriso”. Sembrava una regola così banale da essere stupida. E invece no. E’ qualcosa che ti porti dietro, nel tempo. E’ il sorriso che fai alla vicina di casa sostenuta, al barista mentre ti butta il caffè sul bancone senza neanche guardarti in faccia, il “grazie”, il “prego” che ti viene spontaneo, il “buongiorno” che dici entrando nel negozio in cui sai che non ti saluteranno mai se non nel momento in cui comprerai una borsa da 3mila euro. E’ il “come stai?” che chiedi prima di ogni altra cosa. E’ la gentilezza, è la solarità, la generosità.  A volte, è semplicemente l’EDUCAZIONE.Il villaggio è stato un luogo-non luogo in cui se sei brava non lo decide un politico o “amici di amici”. E anche il tuo curriculum in realtà vale ben poco. La sostanza vince sulla forma. Non esiste qualcuno valido solo sulla carta. Se vali lo decidono gli applausi a fine settimana, i bambini che si attaccano alla tua gamba perché non vogliono andarsene, i “ti voglio bene” in lacrime prima di partire, il tuo nome urlato, scritto, i messaggi e le telefonate di ospiti ai quali non hai neanche il tempo di rispondere, ma che per un motivo o per un altro porterai sempre con te. E molto spesso essere “bravi” in quel contesto non significa altro che “Non smettere di trasmettere“. Ma forse è così dappertutto.
L’empatia. Quella che viene prima ancora della simpatia. E’ quella che decide tutto. E’ quella che ti fa capire in un attimo chi hai di fronte, cosa vuole, cosa gli manca, di cosa ha bisogno, di cosa ha paura. E come puoi rendere un pezzo, seppure piccolo, piccolissimo, della sua estate, della sua vita, indimenticabile.

Ho dormito 4 ore a notte. Per sostenermi ho mangiato talmente tanto e talmente bene. Ho spostato tavoli. Ho ballato. Mi sono travestita con abiti imbarazzanti. Ho imparato a stare sul palco, sotto al sole quando faceva caldo e in acqua quando faceva freddo. Ad accettare le critiche, i consigli, a mettermi in gioco ed in discussione. Ho imparato ad ascoltare. Ho anche imparato a fare finta di ascoltare. Che non è poco. Ho imparato a lavorare. Ad avere degli orari. Delle regole. Della responsabilità.
Ho imparato che se le cose non le fai con l’anima, si vede.
E che se le fai con l’anima, si sente.
I legami che si creano in quei mesi sono inspiegabili. Diventiamo fratelli, genitori, mogli, madri. Si condivide tutto, dal letto, alla doccia, all’ultima bottiglia d’acqua, alla felicità!
La vita in villaggio la devi amare.
Ci sarà sempre chi ti dirà “che quello non è il mondo reale”, perchè per loro la vera responsabilità è pagare le bollette.
La vita in villaggio è talmente bella che fa paura. E’ il sentirsi nel posto giusto al momento giusto. E’ vivere il presente.

Quindi ritornando alla vostra domanda iniziale.
Vivo il mio presente. Ormai in questo mondo ci resta solo questo!
A tutti coloro che come me, amano questa vita, in senso alato se vogliamo dirla tutta…
Ogni anno si dice che è l’Ultimo…
Tanti anni fa arrivò quella sensazione detta ‘imbarazzo’…ed è proprio quel giorno che mi son detta …: ‘è arrivato il momento di appendere il microfono al palo’
In realtà ho cominciato ad insegnare,ad educare quel microfono, quello strumento per dare un sorriso alla gente…
ad urlare la propria voglia di trasmettere…
l’allegria, la spensieratezza e tutte le emozioni che questa passione ci da’…
Oggi…con il senno di poi…quel microfono è ancora con me…
è il mio ruggito, che divampa nella foresta…
nella jungla,
ormai diventato questo mondo fatato…

P.Chiaramonte

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